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Educazione nell’Antica ROMA , scuola, insegnanti e alunni

Educazione nell’Antica ROMA , scuola, insegnanti e alunni

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L’educazione, un argomento di forte dibattito quotidiano non è di certo nata con la psicologia e la pedagogia nel corso del ‘900; come ogni minimo spetto della nostra cultura, ha origini molto antiche.

Già nell’antica ROMA erano ben delineati gli iter dell’educazione e della formazione per accompagnare i fanciulli nella crescita e per prepararli ad entrare nel mondo come uomini liberi, perché istruiti.

Ritengo quindi molto interessante conoscere come i nostri antenati avevano pensato alla formazione delle persone e quindi, di fatto, a come inserire nella civiltà nuovi individui.

Partiamo dalla primissima infanzia; alla nascita, piu precisamente nove giorni dopo la nascita, il neonato riceveva dal padre il nome e un piccolo amuleto d’oro, di bronzo o di cuoio, ( a seconda della classe sociale ed economica ovviamente) che prendeva il nome di bulla.

La Bulla serviva a preservare il bambino dal malocchio e dalle avversità e veniva conservata dallo stesso fino al raggiungimento della maggior età.

Ai tempi della prima repubblica era compito della madre accudire e crescere il figlio o al limite ci si rivolgeva a qualche parente; successivamente, se la famiglia ne aveva la possibilità economica, l’educazione veniva affidata ad una schiava che nelle famiglie più ricche era esclusivamente greca per far apprendere al ragazzo il greco, scritto e parlato, al pari del latino.

Tra i passatempi dei giovani, a quei tempi, troviamo la trottola, il cavallo di legno, i trampoli e la mosca cieca.

Normalmente, per tradizione, era il padre ad insegnare al proprio figlio a leggere, scrivere e cavalcare; i ricchi, solitamente, affidavano ad un liberto o ad uno schiavo colto comprato questo compito di precettore; in alternativa, quando non ci si poteva permettere l’istruzione in casa, all’età di sette anni, il ragazzo veniva mandato a scuola

La scuola:

Non esisteva un edificio propriamente preposto all’uso scolastico(nella maggior parte dei casi); era lo stesso maestro che prendeva in affitto un locale, uno spazio che adibiva ad aula scolastica( poteva anche essere all’aperto).

Era necessario, come unico requisito, trovare degli alunni paganti per poter aprire una scuola; per il resto, chiunque poteva aprirne una.

Il ragazzo usciva di casa illuminando la strada con una lanterna, poiché le lezioni iniziavano molto presto,dovendo uscire quando era ancora buio.

Il ragazzo ricco era solitamente accompagnato da uno schiavo che portava per lui i libri e il necessario per le lezioni.

Il ragazzo povero, al contrario, doveva portare lui steso le tavolette incerate, il cibo per la colazione e il necessario.

Mantenere la disciplina era uno dei problemi principali per il maestro, anche perché, specialmente nei casi di lezioni all’aperto, era difficile separare le lezioni dai rumori della città.

L’insegnante era spesso un liberto che aveva imparato a leggere e scrivere quando ancora era schiavo; ma poteva anche essere un ex lottatore oppure un mimo, non rispettato minimamente dai figli dei liberi cittadini.

Le lezioni duravano sei ore, con una pausa per la colazione a mezzogiorno; a volte invece di tornare a scuola dopo l’intervallo gli allievi si intrufolavano nel circolo per vedere le corse dei carri.

Durante la repubblica l’anno scolastico contava più di un centinaio di giorni festivi durante i quali la scuola era chiusa, senza tener conto naturalmente delle vacanze estive.

In una scuola tradizionale avremmo trovato l’insegnante seduto su una sedia, davanti agli alunni che sedevano su delle panche e scrivevano sulle tavolette incerate, poggiate sulle ginocchia, con lo stylum, una bacchetta di ferro appuntita.

L’alfabeto utilizzato, e i caratteri delle lettere erano praticamente uguali a quelli utilizzati da noi oggi.

Diventare uomo

Raggiunta l’età di dodici anni, dopo aver imparato per cinque anni a leggere, scrivere e fare di conto iniziava lo studio della letteratura, a casa o a scuola, sotto la guida di un grammatico, nel migliore dei casi greco o comunque proveniente dall’Asia o dall’Egitto.

Il traguardo era quello di riuscire a parlare, leggere e scrivere perfettamente in greco e in latino.

Raggiunti i diciassette anni si diventava ufficialmente uomini. La bulla donata dal padre veniva deposta e la toga praetexta veniva sostituita dalla toga virilis (la prima era caratterizzata da un fregio rosso; la seconda era tutta bianca).
Divenuto cittadino e un uomo arrivata il momento del servizio nell’esercito però alla fine della Repubblica e durante l’Impero, a volte la toga virilis veniva indossata già a quattordici anni senza però prestare servizio militare ma intraprendendo gli studi della filosofia e dell’oratoria.

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La formazione universitaria

Durante l’Impero, con gli Imperatori che favorivano l’istruzione superiore aprendo scuole e distribuendo borse di studio ai più poveri, era possibile continuare la proprio formazione come la nostra attuale università. Inoltre era possibile per ampliare le proprio conoscenze recarsi all’estero in città come Atene, Alessandria o Rodi, tra le  più importanti.

Qui si concludeva il ciclo formativo degli uomini, adesso pronti, che dovevano portare avanti la civiltà, il costume, il mos maiorum.

Una educazione basata su poche ma essenziali materie che però avrebbero conservato moralmente retti gli uomini e capaci di partecipare alla vita politica, colti e abili nel parlare e nel ragionare ma al tempo stesso pronti a schierarsi nelle file dell’esercito in caso di chiamata alle armi.

Oggi

Com è la nostra educazione oggi? Funziona il nostro sistema educativo? Quanto ci arriva e in che modo dai nostri antenati ? Il nostro sistema scolastico/educativo è fine a stesso o ci avvia alla vita?

Credo che sia molto importante ricordare il nostro passato, le nostre origini e da cosa veniamo per comprendere meglio e saper criticare il nostro presente.

Fateci sapere la vostra!

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